E fu fuoco e fu innovazione. E fu un attimo e fu una rivoluzione. Lui, un gigante buono. Loro un gruppo di esseri che vivevano nell’ombra e su cui nessuno degli altri avrebbe puntato un centesimo. Già gli altri, divinità placide e viziose, dedite all’essere superiori e potenti. Personaggi che si credevano invincibili e intoccabili, ma ai quali bastò una distrazione, un gesto, una sottovalutazione del rischio per dare inizio al crollo di un’intera era di dominio.
Lui un titano possente. Loro, esseri umani minuscoli e impauriti, infreddoliti nel buio e abbandonati alla giornata. Gli altri, come astri splendenti e luccicanti nelle loro tuniche, dotati di poteri straordinari e allo stesso tempo così vanesi da non accorgersi del cambiamento. Un’innovazione dirompente che in poco tempo li avrebbe spazzati via e che non derivò da altro se non da una loro negligenza. Quale? Credere che nessuno avrebbe mai potuto cambiare lo status quo del mondo illusorio in cui erano immersi.
Eppure bastò una scintilla o ancora più banalmente un tizzone ardente. Un elemento destinato a spegnersi, ma vitale nel dare vita a una fiamma accesa su una torcia, portata di corsa giù dagli scoscesi pendii dell’Olimpo. Già, il potere è così. Bramato, desiderato, strappato, usurpato, bloccato, eppure sfuggevole, volatile, mellifluo e viscido, serpeggiante e indomabile. Cambia padrone di ora in ora e nel mentre muta la sua forma, il suo essere. Solo chi non ha bisogno, in fondo, lo possiede davvero. E purtroppo, allo stesso tempo, per l’innegabile ingiustizia del ciclo vitale in cui sprofondiamo quotidianamente, sono proprio quelle persone a pagare per un diritto di natura: la libertà.
Prometeo ce lo insegnò millenni orsono e ancora oggi, evidentemente, non l’abbiamo capito: ogni azione, tanto più quelle liberali e rivoluzionarie, hanno una conseguenza, ma d’altronde, sono proprio quei gesti a fare la differenza, tracciando solchi indimenticabili nella storia e cambiando la narrazione di un racconto altrimenti vuoto e privo di bellezza.
Essere un gigante buono, però, richiede anche la capacità di saper reggere le punizioni e di saper gestire ciò che deriverà dalle proprie decisioni, eppure a volte ci sono situazioni così profondamente sbagliate da non poter lasciar correre e da non poter accettare il passare degli attimi. Qualcuno deve fermare la giostra e dire che “non è la mia tazza di tè”, ma in pochi riescono a farlo. Non perchè non ne abbiano le capacità, ma spesso manca il coraggio e la piena consapevolezza di sè.
D’altronde, come avrebbe detto Dumas, millenni dopo Prometeo, non tutti possono essere moschettieri del Re. Ed è vero, sacrosanto. Ognuno ha la sua posizione tra lui, lei, loro e gli altri. Ciascuno ha il suo ruolo, ma tutti possiamo trarre ispirazione, imparare lezioni, metterci in dubbio e provare a sperimentare cosa significhi davvero prendersi il rischio di fare la cosa giusta ed esprimere il coraggio di essere se stessi e di essere soprattutto liberi. Poichè, a volte, schierarsi è necessario, come sbagliare. In alcuni casi, infatti, prendere posizione diventa fondamentale e imprescindibile.
E quando sei lì e sai che quel tizzone tu lo potresti portare dove è il suo posto e dove è necessario che illumini, riscaldi e fonda acciaio per consentire di vedere, mangiare, sopravvivere e difendersi, l’unica cosa che ti puoi davvero chiedere dopo esserti interrogato o interrogata sul tuo coraggio e la tua determinazione è se davvero ne vale la pena. Se l’essere umano per te ha ancora un senso e un valore. Se chi hai davanti valga la pena di essere salvato non per il bene bellissimo del mondo, ma perchè a prescindere le persone vengono prima di qualsiasi attività. Perchè porre al centro le persone non sia solo l’ennesimo slogan di green washing, ma diventi un reale cardine valoriale che guida le tue scelte al netto dalla soddisfazione o dell’insoddisfazione. Un fattore differenziante che dia soddisfazione al di fuori delle brutture tanto dell’Olimpo, quanto della terra. Perchè mettere al centro le persone non è solo un gesto per lui, lei, loro e gli altri, ma soprattutto diventa un gesto che fai per te e per la tua voglia di cambiare il mondo producendo un’innovazione che nessuno potrà dimenticare.
