Acqua, acqua che scorre, acqua che esonda, acqua indomabile, acqua da veicolare. Acqua, semplicemente acqua. Nascosta sotto terra o visibile in superficie. Acqua che scava, acqua che cerca la via, nonostante le imposizioni di chi la vorrebbe domare e fare propria. Acqua che non sa, non capisce che, in fondo, il potere lo ha lei. Ma non crede a questo. Non crede al fatto che le imposizioni derivano solo da una necessità di piccolezza e non da un’investitura divina. Acqua che non gestisce il flusso, che non contiene le emezioni, che non vive linearmente il suo percorso, ma lo affronta con strappi, balzi, curve e svolte brusche, prendendo rincorse folli e affrontando risalite improbabili.
Osservo spesso queste acque, sia che piova, sia che ci sia il sole. Le guardo chetarsi e ripartire, le ho sempre ammirate perchè forti, toste, consistenti eppure così flessibili e veloci, rapide nella loro evoluzione e imprevedibili nel loro sviluppo. Non hanno bisogno di essere dominate, ma solo controllate, non serve arginarle, ma solo mostrargli la via migliore per arrivare dove credono e come credono. Bisogna portare a far si che si fidino, imboccando il giusto canale che le porterà lontano in maniera semplice e naturale, poichè è quello il loro destino.
Alcuni credono che basti creare delle chiuse per arginarne la forza e imbrigliarne il futuro. Altri sostengono che basti creare qualche via di fuga, affluenti e defluenti che mescolano le carte non per dare alle acque veri aiuti o sbocchi, ma solo per offrire loro sfoghi illusori che si smorzano poco dopo in piccoli fossati di irrigazione, fini a se stessi e utili solo per permettere ad altri di sfruttarli. Non è questo, però, il senso delle cose. Già perchè le chiuse, come i fossati senza l’acqua che vi scorre dentro non sono nulla e l’illusione del contrario risulta essere solo un costrutto inutile di menti che ancora oggi non sono in grado di produrre qualcosa di proprio, ma continuano a cercare di portare acqua al proprio mulino senza prendersi cura del fatto che prima o poi anche l’acqua potrebbe esaurire la propria energia.
E allora, se è vero che il mondo funziona ora, e ha sempre funzionato in patto, in questo modo, qual è la reale soluzione?
Probabilmente l’unico vero metodo di fissaggio della situazione è: la consapevolezza dell’acqua.
Un elemento prezioso, ma difficile da far emergere. Un fattore fondamentale per raggiungere il mare, eppure, allo stesso tempo, un ostacolo se non lo si abbraccia a fondo. Già, perchè più spesso l’acqua non sa di essere acqua, o meglio non sa di essere un fiume e si crede una piccola roggia inutile e necessaria solo all’irrigazione di piccoli campi. Nessuno ha mai spiegato a quel corso trasparente la sua vera natura. Nessuno ha il coraggio di dire la verità, perchè la questione potrebbe sfuggire dalle mani di chiunque e ognuno ha un interesse, un’opportunità da non depauperare, un obiettivo da raggiungere attraverso quello scorrere di acqua e, così, l’acqua potrebbe non sapere o non accorgersi mai di detenere il vero potere, quello delle idee, quello della freschezza, quello della trasparenza, quello dell’energia. Perchè, se se ne rendesse conto potrebbe cambiare via facilmente, potrebbe scavare altrove la sua strada e nessuno potrebbe impedirglielo. Ma, convinta com’è di dovere qualcosa a qualcuno e in primis a se stessa, l’acqua preferisce fare come le è stato insegnato.
Così, renderla consapevole della sua forza e del suo valore non è solo un imperativo per chi la osserva, ma diventa un dovere, poichè il mondo vive di fiumi che lo nutriscono e i fiumi a loro volta vivono di fiumetti, corsi d’acqua fonti e ghiacciai che li alimentano. Le rogge sono solo una deviazione finale e non naturale, voluta dall’uomo, per suoi scopi di business e non per concreta utilità funzionale al fiume stesso. E risalire a ritroso alla propria vera natura fluviale e alle potenzialità del proprio essere non sarà solo una liberazione per l’acqua, ma diventerà anche una ricerca complessa e articolata di se stessa che ne determinerà una crescita affascinante e contemporaneamente un’evoluzione dirompente.
Tornare a essere fiume, per raggiungere il mare e portare davvero il proprio contributo al mondo, non è solo una voglia di essere se stessi, ma implica la necessità di sapere cosa si è, cosa si vuole e soprattutto dove si vuole andare. Non esiste un’unica via, infatti, nemmeno per i fiumi, ma la differenza è che essere un fiume consente all’acqua di avere la forza necessaria per poterla creare da sola quella via se ve ne sarà bisogno. Questo una roggia non può farlo e nemmeno immaginarlo, ma può sognarlo. Passare da quel sogno all’azione della realtà dei fatti è un percorso lungo e difficile, ma per me che ho la fortuna di vedere quel percorso e di avere una panoramica a distanza di quella ricerca, la fotografia è incredibile, poichè si passa da piccole e sottili linee di acqua immobile a una sempre crescente dinamicità ingovernabile che, a sua volta, produce cambiamenti inaspettati e che le persone si affrettano per controllare, non capendo invece che basterebbe lasciarli fluire per rendere tutto più bello e semplice.
Come detto, il mondo, infatti, ha proprio il bisogno dei fiumi e prima l’acqua si renderà consapevole di sè e della sua potenzialità naturale, prima capirà che non è importante dove si trova ora, ma cosa può diventare domani, riuscendo in questo modo a proporsi davvero una direzione che poi dovrà imparare a controllare e gestire, ma la questione vera è che se inizia questo percorso, si renderà anche conto che solo lei potrà direzionare se stessa e nessun altro potrà farlo al posto suo al netto delle sovrastrutture mentali illusorie che potranno essere costruite.
Essere un fiume, poi non è solo una sfida, ma diventa anche una responsabilità, poichè basta poco per esondare e sbagliare, per distruggere e averne la colpa, per curvare male e sbattere conto e oltre gli argini, ma l’importante è non avere paura di questo e gestire il futuro non in funzione degli errori, ma solo con l’obiettivo di continuare la propria libera corsa verso il mare, seguendo idee, sensazioni e direzioni che solo un fiume, infondo, può comprendere davvero e nessun altro.
