Il punto di vista di…Andromaca


Un abbraccio infinito, cristallizzato nel tempo, mentre il vento spira aria di tempesta, scuotendo le vesti. Un momento di immobilità dinamica e di immobile dinamicità che non sarebbe dovuto finire mai.

Nell’emozionante riproduzione dell’imponente scultura di De Chirico, che apre da Piazza Bilotti il chilometro di passeggiata su Corso Mazzini a Cosenza e quindi anche il più grande museo all’aperto d’Italia, c’è tutto questo e molto di più.

L’iconicità di un amore eterno, il monito di un destino ineluttabile e il raziocinio di chi sa che il machismo non porta mai a nulla di buono. Già, perchè, mentre il corso principale di una delle più grandi province calabresi si anima e muove tutt’intorno, Andromaca e Ettore, principe di Troia, sono lì. Fermi per sempre nel tempo. E lei lo sa. Sa che se lo lascerà andare, lui svanirà nel vento, in un attimo. Così, si aggrappa con tutte le sue forze per impedirlo. Perchè il futuro le è chiaro, ma la voglia di onore non permette al suo amore di ascoltarla. La voglia di ragione non consente all’eroe di fare un passo indietro e la necessità di rivalsa non consente all’uomo di cercare la pace.

In quell’abbraccio c’è il senso di un tempo immortale che chiede solo di fermarsi ad ascoltare, di aspettare ed essere strategici, di non cercare l’immediatezza della forza, ma la pazienza della calma. In quella stretta disperata c’è la valutazione consapevole del rischio e l’oculato soppesare del pericolo e del dramma. Una dolorosa premonizione che solo chi ha la lucidità di vedere con anticipo le situazioni puó percepire.

Ettore no. Ettore è troppo concentrato sull’altro, sulla competizione, sulla vittoria. L’obbligo di dimostrare di essere in grado di sconfiggere il male. L’imposizione sociale di doversi ergere a protezione del suo popolo. La convinzione di dover fare ció che va fatto, nonostante tutto già confermi la negatività delle azioni.

Quando il nemico è troppo forte, quando l’ostacolo è troppo imponente e quando la situazione si protrae troppo oltre il senso delle cose, fermarsi a riflettere, fare un passo indietro, restare in ascolto e aspettare.non è un segno di debolezza, ma di maturità, non di codardia, ma di coraggio, non di volontà, ma di lungimiranza.

Fermare il tempo in quell’istante infinito è il più grande gesto d’amore proposto dall’Iliade e il suo rifiuto è al contempo la più cruda fotografia dell’umanità perduta e dannata, perennemente in lotta con se stessa, che Omero ci offre.

Se Ettore non avesse avuto bisogno di dimostrare, se non avesse avuto bisogno di avere ragione, forse non sarebbe cambiato nulla, ma forse, invece, sarebbe cambiato tutto.

Così, la bellezza di quel momento sconvolge per la sua intensa ferma plasticità che ricorda quanto sia importante prendersi quel tempo per condurre la propria battaglia non guardando alla competizione, ma a ció che davvero deve contare sempre: mettere le persone prima di ogni altra cosa, per dare loro l’immortale valore che meritano.


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