WEB CONTENT CREATION


Tutto il resto è NOIA

Da piccoli il contenuto era un mix di cartoni animati, telefilm, radio, fumetti, audiocassette, libri e giornali. Output differenti che cercavano di coinvolgerci e farci capire come funzionava il mondo, con storie approfondite, più o meno semplici, ma che sapevano raccontare qualcosa, non solo per stupire o intenerire, ma soprattutto per spiegare, per far appassionare e per insegnare. Insegnare a non mollare mai. Insegnare a riconoscere gli errori. Insegnare a scoprire l’amore, quello vero, e magari anche a riconoscerlo all’improvviso. Insegnare il valore dell’amicizia. Insegnare a giocare correttamente. Insegnare la creatività, la forza di sognare, la bellezza di emozionarsi per le cose semplici e stupirsi di una magia possibile. Il contenuto, insomma, ci ha educati e fatti crescere, proponendoci dei valori che oggi, ogni tanto, non riesco a ritrovare nell’infinità di contenuti, molti dei quali apparentemente casuali, che popolano la rete e non solo.

Quando eravamo piccoli, creare contenuti era una responsabilità, oltre che un’arte. Richiedeva tempo, fatica e passione. Oggi invece la content creation sembra essere un’attività che possono fare tutti. Non importa più l’obiettivo profondo della storia, conta solo che sia accattivante e quindi virale. Scorrendo anche solo casualmente feed di social o reel di video su piattaforme, ormai, universali, infatti, se ci si sofferma a cercare di capirne il senso o l’obiettivo educativo, per non parlare poi del contesto o del linguaggio, purtroppo non si trova una connessione. Pezzi di vita o di ecosistemi buttati lì, per raccontare… il tempo che passa. Minuti, secondi, attimi rubati per… essere esibiti. La creazione di contenuti, però, non dovrebbe avere quest’anima, altrimenti rischia di perdere il suo significato. Se tutto è interessante, infatti, nulla lo è davvero e il resto è NOIA.

Le storie le fanno le persone

Quelli bravi, o meglio, quelli che vogliono fare gli “ammericani” lo chiamano storytelling. In realtà, però tutto parte dalle persone. Per lavoro ho sempre raccontato storie attraverso la voce dei protagonisti. Interviste, potremmo definirle, ma in realtà il loro obiettivo era quello di mostrare mondi che valesse la pena di essere conosciuti e spiegati per dare la possibilità a chiunque lo volesse di conoscerli. Il tutto, però, si inseriva sempre nella creazione di contenuti che facessero parte o contribuissero a dare vita a un universo più grande che definisse un contesto. Dalla valorizzazione territoriale alla promozione di nuovi business e dalla realizzazione di innovazione al cambiamento culturale e generazionale che abbiamo vissuto in questi anni, le storie che ho portato alla luce partivano sempre da una visione. Lo sguardo di un esperto o di un professionista che sapesse offrire uno spunto o un’idea in più. L’obiettivo era far suscitare domande in chi leggeva o ascoltava e probabilmente è sempre stato questo lo scopo finale di ogni mio contenuto: consentirgli di aprire nuove finestre, nuovi mondi da conoscere. Già, perché è chiaro che non bastino 1500 caratteri, tre minuti di parlato, un minuto di video per raccontare davvero qualcosa, ma possono bastare per proporre un collegamento da estendere e arricchire nel tempo e che mantenga al centro della sua realtà le persone.

Anche i numeri hanno un’anima

Nell’arco degli anni, poi, ho cercato di dare sempre più voce anche ai marcati. Non tutte le storie, infatti, possono essere raccontate dalla voce di chi le vive, ma alcune hanno bisogno anche di essere descritte dai numeri che ne definiscono le dinamiche e ne spiegano le motivazioni delle azioni. Sotto questo profilo, lo sviluppo delle ricerche di mercato realizzate per Business International – Fiera Milano sono sicuramente l’esempio migliore che fonde il valore del dato con l’importanza dell’esperienza umana per arrivare a dare vita a una pubblicazione in grado di guardare anche al futuro, anticipando tendenze e proponendo nuovi approcci necessari a progredire in un percorso di crescita in cui tutti vogliamo credere.

Quando la creazione di contenuti arriva a questo stadio, potendo atterrare su ogni canale a suo modo, ma sempre coerentemente e secondo una strategia definita, si raggiunge un livello di integrazione tra il fisico e il digitale e tra il dato e la persona che consente non solo di coinvolgere una community, ma anche di farla evolvere, puntando a dei principi che non sappiano solo raccontare storie, ma propongano anche spunti per andare avanti e provare e creare nuove opportunità per tutti.

Possibilità concrete, su cui scommettere, e che, se comprese, possono anche essere elemento di formazione personale e professionale che poi, come dicevamo anche all’inizio, dovrebbe essere sempre il vero e primario obiettivo di un contenuto che voglia evitare la NOIA e lasciare qualcosa che possa essere ricordato.

Un ricordo che non deve essere mai, però, fine a se stesso, ma deve avere sempre uno scopo più grande che non sia quello di celebrare o rappresentare una persona o un momento, ma che abbia la funzione di essere utile non solo nel “qui e ora”, ma anche domani, per chi verrà, indipendentemente da chi sia. Solo così la creazione di contenuto può avere significato e non perdersi in quel mare magnum che circonda la nostra quotidianità.

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Vivo a Roma dal 2019, ma spesso torno a Milano e in particolare a San Donato Milanese

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