GIORNALISMO DA MILLENNIAL


Digital is the power

Una volta si iniziava questo lavoro in una di quelle piccole redazioni provinciali o addirittura cittadine. Luoghi del sapere, o meglio, del pettegolezzo, in grado di estrarre notizie anche laddove, proprio, non ve ne potevano essere. Dopo qualche anno di gavetta tra indiscrezioni, annuari, almanacchi e passaparola, poi, se si era abbastanza fortunati o bravi, che dir si voglia, si approdava in un contesto di più alto livello, dove si scopriva in realtà che la meccanica e la dinamica della notizia non cambiava granché se non nella rapidità di acquisire informazioni da proteggere con le unghie e con i denti.

Poi è arrivato il digitale e per chi come me ha vissuto gli ultimi anni del giornalismo stampato, mescolandolo all’innovazione, allo streaming e alla voglia di far sentire la propria voce e raccontare la propria realtà, le cose sono decisamente cambiate. Nuove opportunità erano all’orizzonte, bastava aver voglia di imparare e sperimentare.

Dalla carta al desktop

Quando si pensa ai giornalisti, si pensa subito a qualcuno che scrive, magari di notte, e che trova notizie, storie, scoop che nessuno potrebbe mai scovare. Tutto questo è ancora vero, con qualche aggiunta però. Il giornalismo, infatti, non è più solo fatto di inchiostro, carta e stamperie, ma dalla televisione alle radio si è trasferito in un altro universo distributivo e divulgativo: il web. In quegli anni a cavallo tra il 2006 e il 2014, tutto è cambiato. La voglia di farsi sentire era tanta e abbiamo dato vita alle prime webradio e web tv anche in Italia, ma non solo. Abbiamo creato portali di informazione che sono stati i pionieri della nuova informazione e che, a ripensarci oggi, erano poco più di blog accennati. Ai tempi, internet era davvero libero. Non si pagava per sperimentare. Le opportunità erano davvero infinite e non c’era controllo. le derive insomma erano semplici e all’ordine del giorno, ma con un po’ di deontologia e passione si potevano raggiungere grandi risultati.

La vera forza del digitale

E’ stato così che, nel momento stesso in cui ho iniziato a scrivere per la carta stampata, ho capito che non potevo accontentarmi solo dell’inchiostro e che se avessi voluto fare qualcosa nella vita, con o senza laurea, avrei dovuto imparare a dialogare, lavorare e ragionare come i pc, le app e gli smartphone. Bisognava anticipare i tempi, guardare oltre i confini nazionali e puntare dritto al futuro, sempre però con un’attenzione particolare a come rendere tutto questo un esempio, un aiuto e un’opportunità per chi sarebbe venuto dopo di me, con la mia disabilità, avesse voluto intraprendere lo stesso percorso professionale.

Ho iniziato così a imparare a creare blog in linguaggio html, sviluppando pagine, layout, canali di promozione. Ai tempi non esisteva ancora wordpress e così era necessario scrivere righe di codice e provare a capire come incastrare la dinamicità dei contenuti con la staticità delle pagine. Da lì ho imparata a usare i sistemi di elaborazione audio visiva e fotografica per realizzare reportage e pillole informative al fine di alimentare canali YouTube e vetrine web.

Poi è arrivato il mio grande amore: la radio, o meglio la webradio. Così ho dovuto imparare a creare servizi di streaming che si inserissero in maniera coerente nei siti internet, nei canali social e nelle app mobile. Chiaramente, rimanevo sempre un giornalista, ma la mia anima innovativa mi ha fatto esplorare mondi che, allora, nel 2011, per i giornalisti nemmeno esistevano, fino a creare un palinsesto completamente automatizzato e guidato dall’intelligenza artificiale. Era il 2015 e avevamo dato vita alla prima webradio decentralizzata, completamente digitale e automatizzata. Una specie di DAO ante litteram che forse è stato il progetto più grande che abbia mai realizzato.

Con quel bagaglio di esperienze filibustiere, oggi mi dedico a podcast e dirette LinkedIn. Ambienti ancora diverse che hanno sempre però quell’anima giornalistica a cui non rinuncio e che vuole raccontare una realtà in grado di non fermarsi solo agli 8 secondi, ma che sia capace di approfondire le questioni, ponendo domande difficili per trovare risposte scomode.

Nel frattempo però, continuo a scrivere su carta stampata e web, cercando dati e analisi che possano fotografare il mondo, senza fermarsi al primo scatto, ma continuando a cercare di produrre una panoramica allargata che racconti una storia che valga la pena di essere letta.

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Vivo a Roma dal 2019, ma spesso torno a Milano e in particolare a San Donato Milanese

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