Hybrid is the new normal
Nel 2020 in un batter d’occhio si è passati dall’evento totalmente in presenza alla manifestazione full-digital. Nessuna mezza misura, nessun avvertimento e tutto da reinventare. Per noi millennial, in realtà è stata un’avventura incredibile. Abbiamo dato libero sfogo alla nostra creatività e alla capacità di esplorare il digitale come solo noi, bambini degli anni ’80 e ’90 sappiamo fare. Dalla ricostruzione di una sala congressi virtuale alla possibilità di live matching e networking, fino ai tecnicismi dello streaming e del video editing.
Tutto è cambiato in un attimo e ora che la nuova normalità ci sta riportando a un ambiente che guarda nuovamente al fisico e all’incontro in persona, sembra quasi di tornare un po’ indietro. Il valore di quello che abbiamo costruito in questo due anni di pandemia, sembra essere stato relegato a una questione emergenziale, quando invece non è proprio così e non tutti capiscono che la vera nuova normalità non è ritornare di corsa al fisico, ma abbracciare entrambe queste dimensioni per avere maggiori opportunità e iniziare davvero a vivere il futuro.

Il mix perfetto
Il mondo come lo conoscevamo non esiste più. Siamo nell’era di Netflix dove tutto è accessibile da qualunque dispositivo, in qualunque luogo e momento e con una semplicità disarmante. Chiaramente, però, tutto ciò che arriva come semplice al pubblico, nasconde alle sue spalle una enorme complessità anche difficile da spiegare. E’ così che quando mi chiedono come faccio a digitalizzare un evento o perché sia importante farlo, la risposta non è mai univoca, ma dipende sempre e ancora una volta dall’utilità dell’operazione. Il concetto, infatti, è che quando si digitalizza un’iniziativa non bisogna vedere le cose in bianco e nero, ma a colori e non bisogna guardare solo al qui e ora, ma anche all’opportunità di lungo periodo generata dall’investimento. In questo senso, quindi, un evento ha ovviamente tante anime al suo interno e ognuna di esse ha un obiettivo, La strategia vincente, sotto questo punto di vista, rimane quindi l’integrazione, ma soprattutto la comunicazione delle varie aree d’azione. Solo se c’è uno scambio continuo e in tempo reale delle informazioni tutto può arrivare a compimento in maniera sicura e compliant con tutte le policy del caso. La capacità di comunicare e collaborare dei vari dipartimenti atti a produrre l’evento è dunque essenziale.
La strategia del long-time event
Come per qualunque altra attività d’impresa, l’evento deve avere una e una sola caratteristica fondante: la sostenibilità economica. Gestire un evento principalmente significa, quindi, riuscire a guadagnare non solo per coprire le spese, ma anche per produrre margine. Molto spesso, però, per arrivare a fare questo si sceglie di togliere spazio e a sua volta margine alla parte culturale della manifestazione, che invece risulta necessaria per coinvolgere un pubblico più ampio possibile. Arrivati a questo punto, poi bisogna fare una scelta: promuovere un’iniziativa notiziabile o promuovere un’iniziativa utile esclusivamente al business. Questo bivio, che sembra banale, in realtà risulta essere fondamentale per il futuro dell’attività stessa. Nel momento in cui si sceglie la seconda opzione, infatti, si decide di togliere forza e benzina al marketing e di azzerare, praticamente per intero la comunicazione, che così non avrà più armi per poter aiutare la crescita dell’evento stesso. Se invece, anche tramite le partnership si riesce a veicolare una notiziabilità dell’evento, allora le cose cambiano. Quando, però, un evento è notiziabile? A questa domanda si può rispondere in molti modi, ma sicuramente uno dei trucchi più a buon mercato per rilanciare, anche in termini di comunicazione, le sorti di un evento è quello di avere una ricerca composta da dati proprietari, che possano motivare la creazione della manifestazione stessa, o valorizzarne alcuni aspetti tematici di grande mediaticità. Ci sono, poi, chiaramente, anche altre opzioni, ma sicuramente questa è quella più immediata.
Una volta affrontata questa scelta poi bisognerà investire anche sull’ibridazione dell’evento, ovvero l’impostazione di una regia audio-video che sia in grado di avere collegamenti da remoto per quelle personalità che non possono essere presenti fisicamente e contemporaneamente che offra l’opportunità di partecipare alla manifestazione anche a terzi tramite il web. In questo caso, però, è necessario tenere in considerazione molteplici aspetti tecnici. Uno su tutti, indubbiamente, è il valore che la registrazione, e quindi non solo l’emissione in streaming, di tutta la manifestazione può produrre anche dopo l’evento che in questo modo non termina ma si protrae con contenuti unici da distribuire anche on-demand e che possono generare ulteriore profitto oltre che garantire possibilità di promozione ulteriore anche al mondo del marketing e della comunicazione. Solo così si potrà dare vita a un cosiddetto long-time event, capace di trasferire contenuti agli utenti in qualsiasi luogo e momento, offrendo loro opportunità di education e anche ispirazionali, producendo benefit per l’azienda e creando anche un archivio storico, sempre funzionale all’attività.
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Vivo a Roma dal 2019, ma spesso torno a Milano e in particolare a San Donato Milanese
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